sabato 23 settembre 2017

Gabriele Evangelista Quartet: Live @ Casa del Jazz, Roma 23.09.2017

Percussivo, "acido", ipnotico, il set del Gabriele Evangelista Quartet alla Casa del Jazz di Roma per il festival Una Striscia di Terra Feconda. 


Gabriele Evangelista: contrabbasso; Pasquale Mirra: vibrafono; Gabrio Baldacci: chitarra elettrica; Bernardo Guerra: batteria.




venerdì 22 settembre 2017

Simone Graziano: “Snailspace” [Auand, 2017]

Per questa nuova realizzazione targata Auand Records il pianista Simone Graziano si avvale della collaborazione di Francesco Ponticelli al contrabbasso e sintetizzatori e Tommy Crane alla batteria. Il trio così composto muove in territori di estrema contemporaneità espressiva, nei quali troviamo la ricerca di significati legati alla sperimentazione di forme e modi spiazzanti. Ne sono buon esempio le prime tracce in scaletta: l’iniziale Tbilisi si sviluppa attraverso una melodia cantabile e ostinata, che trova nella successiva Accident A un percorso di continuità, poi smentito da frammentazioni ritmiche e continue sterzate tematiche. Emicrania, come preannuncia il titolo, ha un carattere melodico ostico, “fastidioso”, mentre la successiva Neri si rivela lirica, pacata e velatamente malinconica. Graziano firma le nove tracce in programma e utilizza tastiere e Fender Rhodes per ampliare ulteriormente il campo d’azione timbrico del trio, per un insieme che non manca di momenti sospesi, minimali e chiaroscurali. La foto di copertina è firmata da Caterina Di Perri.

giovedì 21 settembre 2017

Tuomo Uusitalo – Myles Sloniker – Olavi Louhivuori feat. Seamus Blake: “Northbound” [CAM Jazz, 2017]

Registrato presso al The Samurai Hotel Recording Studio di Astoria, New York, “Northbound” è l’album che vede protagonista il trio composto da Tuomo Uusitalo al pianoforte, Myles Sloniker al contrabbasso e Olavi Louhivuori alla batteria, ai quali si affianca Seamus Blake al sassofono tenore. La formazione muove in territori di contemporaneità espressiva, in una scaletta di spartiti originali, dove si alternano forme ora nervose, vedi la breve Focus, poi leggere e melodicamente lineari, come accade per esempio in Gomez Palacio. Blake interpreta diversi temi ponendo in primo piano il suono calibrato del suo tenore, dalla cifra personale e capace di narrare storie attraverso un lirismo che in taluni momenti assume un’aria vissuta e serena. L’insieme sposta il suo asse estetico con buona continuità, dal ¾ oscillante di Pablo’s Insonnia al fast tempo di Burst, fino alla contrastante The Aisle, dove al pianismo melanconico e insistito di Uusitalo si contrappongono i soli graffianti e imprevedibili di Blake.

mercoledì 20 settembre 2017

Odwalla e Baba Sissoko: “Ancestral Ritual” [Autoproduzione, 2017]

Registrato dal vivo al Teatro Giacosa di Ivrea, “Ancestral Ritual” (Autoproduzione, 2017) è il nuovo album di Odwalla, la storica formazione, attiva dal 1989 e guidata dal percussionista e compositore Massimo Barbiero, che in questo nuovo episodio artistico si avvale della partecipazione di Baba Sissoko e Gaia Mattiuzzi
Primitivismo e ricerca
Realtà in continua evoluzione, pronta nell’accettare nuove direzioni espressive ed estetiche, anche nel nuovo album “Ancestral Ritual” Odwalla non tradisce il proprio senso di esistenza, andando a innestare nelle sue trame formali due elementi capaci di ampliarne visioni e prospettive come Baba Sissoko, voce e tamà, e Gaia Mattiuzzi, voce e campionamenti. Si tratta di una registrazione effettuata dal vivo, dimensione nella quale l’ensemble si identifica con maggiore aderenza, al Teatro Giacosa di Ivrea, e che determina un nuovo passaggio evolutivo verso scenari inattesi ed eventuali, come ci ha confermato Massimo Barbiero, fondatore e leader di Odwalla: «Credo si tratti di un CD diverso dai precedenti, molto diverso, motivo per il quale abbiamo deciso di pubblicarlo. Le composizioni in scaletta sono già conosciute, ma la presenza di Baba Sissoko e Gaia Mattiuzzi cambiano le nostre direzioni, le ampliano e mantengono l’idea di apertura del progetto». L’album emana in maniera continua un equilibrio tra primitivismo, dovuto all’intreccio percussivo che ne determina la principale caratteristica, e un aspetto di ricerca che va a stretto contatto con un modo di operare contemporaneo. Tra attaccamento alle radici e pensieri di futuro possibile, “Ancestral Ritual” si pone come episodio di singolare bellezza e di rinnovata unicità.
Immediata empatia
È il 25 marzo 2017 quando Odwalla sale sul palco del Teatro Giacosa di Ivrea, in occasione dell’Open Papyrus Jazz Festival d’Ivrea e Canavese, dopo che il pubblico ha apprezzato la performance del Devil Quartet capitanato da Paolo Fresu, e nei ricordi di Barbiero affiora come primo aspetto una sensazione di relax, dovuta, con tutta probabilità, alla piena consapevolezza dei propri mezzi: «È stata una serata molto intensa. Avevamo provato durante il soundcheck per pochi minuti. L’intesa con Baba Sissoko è stata pressoché immediata. C’era empatia, si intuiva che non ci sarebbero stati problemi, e in effetti così è stato». Percussioni, canto e danza (sul palco anche i danzatori Vincent Harisdò e Jean Landruphe Diiby) per un insieme di percezioni visive e d’ascolto che si è protratto per oltre un’ora. Ad aprire la scaletta il classico Il Cappellaio matto, che nei suoi quindici minuti determina un mondo dove convergono voci ancestrali, incastri ritmici, ipnotiche linee melodiche, euforici quanto calibrati movimenti d’insieme. Nel resto della scaletta marimba, gong, percussioni, djembè, vibrafono, batteria e altro ancora, arredano stanze timbriche dove convergono e si ibridano sensazioni e “colori” capaci di innescare processi di feconda creatività.

Tradizione, dinamismo
Con il passare del tempo gli aspetti estetici di Odwalla, grazie alla sedimentazione di nuove esperienze e acquisendo nuove screziature, continuano a trasformarsi. Di recente, è stato il giornalista e critico musicale Davide Ielmini a condurci, nel suo saggio “Tempus Fugit” dedicato all’ensemble di Barbiero, verso una definizione dalla credibile messa a fuoco, affermando che: «Odwalla non si libera da ciò che ha appreso, ma lo rielabora secondo la preziosa lezione del Novecento: superare la tradizione, seppur attraverso la sua deformazione, per trasmetterle un valore che non deve essere assoluto, ma dinamico». Se “Ancestral Ritual” potrà essere un punto di arrivo o di partenza verso nuove traiettorie ce lo dirà la storia, per ora ci atteniamo a una cronaca che racconta di una realtà unica nel suo genere, capace di liberarsi da gabbie concettuali e tenersi a debita distanza dalla prevedibilità espressiva. In copertina “The Forest Of Memory” di Masahide Kudo.

Sul sito di Massimo Barbiero i crediti dell’album “Ancestral Ritual”

lunedì 18 settembre 2017

Carmelo Coglitore Quartet: “Istante Groove” [NAU Music Company, Naked Tapes 02, 2017]


Si completa con Giacomo Tantillo alla tromba, Pino Delfino al contrabbasso e Francesco Cusa alla batteria il quartetto capitanato da Carmelo Coglitore, che nel suo “Istante Groove” propone unasuite di musica improvvisata alternandosi tra tenore, soprano e clarinetto basso. Musica che prende forma, e trova dunque il proprio significato, non attraverso il movimento totalmente libero degli interpreti, ma servendosi di un algoritmo che unisce indizi compositivi, arrangiamenti d’insieme e direzione, nello specifico intesa come conduction, prassi che Coglitore utilizza con un protocollo di segnali che portano il quartetto verso direzioni inattese, tra melodie cantabili e strettoie espressive meno immediate. Tra i ringraziamenti troviamo quello che il leader fa a sé stesso, dal momento che «[…] ognuno di noi debba prima di tutto credere nelle proprie capacità e idee».

sabato 16 settembre 2017

Quilibrì: “Note dei tempi” [Auand, 2017]

“Note dei tempi” è il nuovo lavoro firmato da Quilibrì, il progetto del sassofonista Andrea Ayace Ayassot che per l’occasione presenta il trio completato da Enrico Degani alla chitarra classica e Claudio Riaudo alle percussioni. La caratterista principale dell’album è rintracciabile nei particolari accostamenti timbrici pensati da Ayassot, il quale, fatta eccezione per Dancing Colors di Franco D’Andrea, propone una scaletta di soli brani autografi. I temi sono costruiti attraverso una costante attenzione agli spazi espressivi, dove ogni interprete innesta brevi inserti sonori, che in alcuni casi appaiono volutamente slegati, mentre in altri si intrecciano con millimetrica precisione. Album dal valore assoluto peculiare, destinato a un ascoltatore dalle ampie vedute. L’immagine di copertina la firma Luca Storero.

                                     

venerdì 15 settembre 2017

Bologna Jazz Festival: parte a ottobre l'edizione 2017


Anche l'edizione 2017 del Bologna Jazz Festival, al via il 27 ottobre con il concerto del trio Rava - Herbert - Guidi al Teatro delle Celebrazioni, presenta in cartellone nomi di rilievo del firmamento mondiale del jazz, come Lee Konitz e Steve Lehman.
Maggiori informazioni e biglietti sul sito ufficiale della manifestazione.