venerdì 8 dicembre 2017

Elisabetta Serio: “Sedici” [Via Veneto Jazz, 2017]

Nove tracce originali firmate dalla pianista Elisabetta Serio compongono la scaletta del suo album “Sedici”, un lavoro che ne evidenzia sia la predilezione per il jazz mainstream, sia un’estetica “contemporanea” che indaga anche musica mediterranea e funk. Insieme a lei troviamo Marco De Tilla al contrabbasso e Leonardo De Lorenzo alla batteria, e una serie di ospiti: Sarah Jane Morris nella traccia d’apertura Afrika; il trombettista Fulvio Sigurtà e il sassofonista Jerry Popolo che alternano i loro contributi per quasi l’intero programma del CD. Musicisti che ampliano l’orizzonte timbrico di un lavoro che si distingue per versatilità formale, profondo scavo espressivo, soprattutto nelle parti in solo della leader, e un alone d’insieme che trasmette in egual misura eleganza e decisione. Mr. P è la traccia, intima e sviluppata su lievi sonorità, che Elisabetta Serio dedica all’amico e mentore Pino Daniele.

Tom Hewson: “Essence” [CAM Jazz, 2017]



Dedicato alla memoria di John Taylor, “Essence” è il lavoro in solo che vede protagonista Tom Hewson, per l’occasione ripreso nel novembre 2016 presso la fabbrica di pianoforti austriaca L. Bösendorfer Klavierfabrik, di Wiener Neustadt. Si tratta di un album dalle forti connotazioni di intimità espressiva, derivate dalla profonda sensibilità estetica di Hewson, il quale unisce in un unico lieve, ma deciso, tratto melodico originali e riletture, tra le quali Goddbye Pork Pie Hat di Charles Mingus. In filigrana affiora un continuo senso di equilibrio, tra movenze che rimandano alla tradizione classica e altre che flirtano con l’idea di jazz, qui intesa come un’alternanza di forme in divenire. La registrazione e il mixing sono curati da Stefano Amerio di Artesuono.

Italian West Side Big Band: “Blue Tone” [AlfaMusic, 2017]


«Questo disco è un omaggio all’importante tradizione dei grandi organici del jazz […]» scrive Marco Tiso nelle note di copertina di “Blue Tone”, l’album che lo vede direttore della Italian West Side Big Band. La scaletta propone alcuni originali e la rilettura di classici come Moanin’, posta in apertura, o Somebody Loves Me di George Gershwin, e a caratterizzare il suono dell’ensemble, riferibile alla tradizione delle big band degli anni Sessanta, è la decisa interazioni strumentale, sia tra le sezioni, sia tra l’orchestra e i solisti. Un interscambio continuo, timbrico e melodico, che trova anche passaggi risolutivi in momenti più raccolti, come quelli espressi in Over The Rainbow, elegante e misurata. Tiso è affiancato nel meticoloso lavoro di arrangiamento da Giancarlo Canini, al quale si deve l’idea del progetto realizzato grazie alla perseveranza e alla voglia di portare a compimento il sogno di registrare un album di questo genere. Nell’ampia line up segnaliamo i musicisti ospiti: Aldo Bassi, Eugenio Colombo, Maurizio Giammarco e Giancarlo Schiaffini.

venerdì 24 novembre 2017

Lorenzo Masotto: “White Materials” [Autoproduzione, 2017]



C’è la cantabilità delle melodie, spesso riferite a un mood riflessivo e misurato, al centro della scrittura del pianista Lorenzo Masotto, che con il suo quarto album dal titolo “White Materials” realizza un lavoro dal profondo scavo espressivo. Le dieci tracce autografe sono ottenute con accostamenti timbrici tra pianoforte ed elettronica, con inserti di voce, quella di Stefania Avolio, e del violino di Laura Masotto in tre brani. Realizzato nell’home studio di Masotto l’album si presenta come un’attenta e preziosa opera di artigianato musicale, tra rarefazioni, passaggi in solo, momenti che rimandano all’idea di ambient music in un insieme che non tradisce mai un pregevole profilo estetico. Il packaging dell’album è interamente realizzato a mano in tiratura limitata, mentre la scultura riprodotta in copertina è un’opera in porcellana dell’artista cinese Johnson Tsang.

martedì 21 novembre 2017

Botte di Cool: “Speak Low” [Drycastle Records, 2017]



«Ascoltare musicisti italiani di questa levatura affrontare con amore e rigore la musica di Gerry Mulligan e dintorni ci dice che la conoscenza della storia è l’arma migliore per affrontare con lucidità le contraddizioni del presente». Si chiude così la nota di copertina con la quale Stefano Zenni ci introduce a “Speak Low”, l’album firmato dal quartetto Botte di Cool, composto da Fabio Morgera (tromba e flicorno), Dario Cecchini (sassofoni baritono e soprano), Guido Zorn (contrabbasso) e Alessandro Fabbri (batteria). Una nota che racconta molto di questo lavoro, nel quale si prende in esame una fetta di repertorio che ha segnato la stagione del Cool Jazz, da Mulligan a Paul Desmond, ma anche Parker e Miles Davis. Il quartetto muove in questi territori stilistici proponendo un sound che scaturisce dal pieno relax esecutivo, con il tipico modo di operare dei grandi interpreti del passato, con rigore sì, ma senza percorrere sentieri esclusivamente filologici e mettendo in risalto le singole personalità e i passaggi d’insieme. L’album si lascia ampiamente apprezzare per gli accostamenti timbrici e per l’equilibrio con il quale il quartetto costruisce su un’estetica del passato una personale visione del presente.