giovedì 19 ottobre 2017

La compagnia del Trivelìn (Barbiero – Savoldelli – Zorzi): “Nella terra dei frappi” [Kutmusic, 2017]


Registrato dal vivo a Bologna, presso AngelicA – Centro di Ricerca Musicale Teatro San Lorenzo, il 26 gennaio 2017, “Nella terra dei frappi” racchiude otto tracce, tra le quali alcune rivisitazioni come I've Got You Under My Skin di Cole Porter, suonate dal trio composto dal percussionista Massimo Barbiero, Boris Savoldelli, voce ed effetti, e Roberto Maria Zorzi alle chitarre ed effetti. I brani presentano una decisa dose di sperimentalismo, che si traduce in lunghi passaggi compositi, dove ogni singolo interprete porta nell’insieme elementi di imprevedibilità, espressiva e formale. Ne deriva una lunga suite immaginifica, una sorta di viaggio psichedelico tra suoni rarefatti e sintetici, ma anche saturazioni, loop e tangenti che proiettano l’ascolto, in maniera continuativa, verso territori inesplorati, inediti. Il trio esprime appieno la propria dirompente voglia di travalicare confini stilistici, ottenendo un’estetica unica e dal forte impatto emozionale.

mercoledì 18 ottobre 2017

Ottimo Massimo: “Tella tingia te” [AlfaMusic, 2017]

Fatta eccezione per l’iniziale Se telefonando e per Into My Arms di Nick Cave, la scaletta di “Tella tingia te” si compone di soli originali firmati dal sassofonista Andrea De Martini. Insieme al leader della band Ottimo Massimo troviamo Lorenzo Herrnhut-Girola alla chitarra, Cristiano Callegari al pianoforte, Francesco Bertone al contrabbasso e basso elettrico, ed Enzo Cioffi alla batteria. La loro è un’estetica che racchiude diversi movimenti stilistici, dal jazz elettrico al mainstream, e al centro della loro espressività troviamo la cantabilità dei temi, che a volte risultano esili e formulati con pochi elementi timbrici, mentre in altre occasioni trasudano groove. Quest'ultimo elemento è sottolineato anche nelle note di copertina di Antonio Faraò, ospite della band insieme al sassofonista Luigi Di Nunzio, Giampaolo Casati alla tromba e Valentina Carezzo e Ray Dos Santos alla voce. In copertina è riprodotta un’opera dell’artista Iba Faye dal titolo “Phocus Opera”. 

martedì 17 ottobre 2017

Roma jazz Festival 2017 "Jazz is my religion": dal 5 al 30 novembre

Si svolgerà dal 5 al 30 novembre la quarantunesima edizione del Roma Jazz Festival, per l'occasione intitolato "Jazz is my religion". I concerti si terrranno in vari luoghi della capitale come l'Auditorium Parco della Musica, Casa del Jazz, Alcazar, Pitigliani Centro Ebraico Italiano, Sacrestia del Borromini, Chiesa San Nicola da Tolentino e Pantheon. Il programma presenta nomi di rilievo, tra i quali Chick Corea, Steve Gadd, Gabriele Coen, Mulatu Astatke, Giovanni Guidi e molti altri. 
Per il programma completo e info: Roma Jazz Festival.

venerdì 13 ottobre 2017

Lucca Jazz Donna: il 14 ottobre Stefania Tallini, Letizia Felluga e Claudia Bardagi

Si rinnova sabato 14 ottobre, con una serata targata AlfaMusic, l'appuntamento con Lucca Jazz Donna. L'appuntamento è al Teatro di San Girolamo, a Lucca ore 21:15 con ingresso libero, dove sul palco si susseguiranno le performance di Stefania Tallini, Letizia Felluga e Claudia Bardagi. Stefania Tallini presenterà il suo “Intimidade Piano solo”; la cantante Letizia Felluga sarà impegnata in trio con Giovanni Ceccarelli al pianoforte e Alessandro Marzi alla batteria; mentre in chiusura con Claudia Bardagi, voce e pianoforte, troveremo Reinaldo Santiago alla batteria e Juarandir Santana alla chitarra.
Lucca Jazz Donna chiuderà la sua XIII edizione domenica 22 ottobre con una conversazione-concerto con Amii Stewart, intervistata dalla giornalista Ilaria Lonigro. Informazioni e programma completo su www.luccajazzdonna.it.

martedì 10 ottobre 2017

Filippo Vignato Quartet: “Harvesting Minds” [CAM Jazz, 2017]

«Uno dei miei principali intenti artistici è quello di cercare qualcos’altro rispetto all’esplicito […]». Con queste parole Filippo Vignato introduce il suo primo lavoro targato CAM Jazz, organizzando un quartetto dall’elevato spessore di sensibilità che comprende Giovanni Guidi al pianoforte, Mattia Magatelli al contrabbasso e Attila Gyárfás alla batteria. In scaletta troviamo undici tracce, perlopiù firmate dal leader, nelle quali si assiste a una paziente costruzione di forme e modi interpretativi che travalicano l’immediatezza, con temi svelati con parsimonia e misura. Vignato si avvale di un’oggettiva agilità strumentale, attraverso la quale giunge a inanellare melodie cantabili, ma anche passaggi introspettivi e momenti di attrito, instaurando con il pianismo, duttile, essenziale, contemporaneo, di Giovanni Guidi dialoghi e alternanze di pregevole fattura.

lunedì 9 ottobre 2017

Vijay Iyer Sextet: Far From Over [ECM, 2017]

Per questo lavoro targato ECM il pianista Vijay Iyer amplia la struttura del trio, completato da Stephan Crump al contrabbasso e Tyshawn Sorey alla batteria, introducendo i fiati di Steve Lehman al contralto, Mark Shim al tenore e Graham Haynes alla cornetta, flicorno e strumenti elettronici. Ne deriva un ambiente timbrico diversificato, dal quale emergono tracce tra loro distanti, per intenzione e nervatura stilistica, per un insieme ad alto contenuto espressivo. L’iniziale Poles presenta elementi di contrasto timbrico e melodico, che trovano nella successiva Far From Over sia punti di congiunzione sia tangenti che proiettano l’ascolto verso altri territori, fatti di saturazione sonora e rapidi scambi di parti soliste. Iyer, pronto nell’utilizzare anche il pianoforte elettrico, presenta una scrittura dove si alternano pagine cariche di suoni o costruite su pochi elementi, come in Wake, ma anche ipnotiche e ripetitive, come accade in Into Action.

domenica 8 ottobre 2017

Francesco Bearzatti solo: Live @ Young Jazz Festival "Alterazioni" [Auditorium Santa Caterina, Foligno 07.10.2017]

In un set in solo fatto quasi completamente di improvvisazione, Francesco Bearzatti non tradisce un'estetica d'insieme che sposa la cantabilità tematica, le melodie leggibili e un raro senso della misura, formale ed espressiva, alternando clarinetto e sassofono tenore. Molto gradita dal pubblico anche la rilettura di brani di Lucio Dalla, tra i riferimenti cantautorali del sassofonista friulano




sabato 7 ottobre 2017

Antonio Sanchez: “Bad Hombre” [CAM Jazz, 2017]

Registrato ai Meridian Studios di New York City nell’ottobre 2016, “Bad Hombre” è il lavoro in solo del percussionista e compositore Antonio Sanchez, per l’occasione alle prese anche con tastiere, elettronica e voce. L’album si distingue per l’ampia veduta sperimentale che segna le dieci tracce in scaletta, durante le quali assistiamo a un procedimento formale ed espressivo mai domo, carico di momenti di tensione, passaggi melodici, ripetizioni ipnotiche, poliritmie e attimi di “ferocia” espressiva che ben riflettono il titolo dell’album e l’immagine di copertina. L’insieme evidenzia un aspetto di Sanchez poco noto al suo pubblico, che lo proietta in una dimensione “altra” e fuori da perimetri stilistici.

giovedì 5 ottobre 2017

Gary Peacock Trio: “Tangents” [ECM, 2017]

C’è il pianismo lirico, espressivo e immaginifico di Marc Copland al vertice del trio capitanato da Gary Peacock, completato, anche per questa nuova incisione targata ECM, da Joey Baron alla batteria. C’è improvvisazione su temi noti, vedi nell’elegante rilettura di Blue In Green, ci sono brani originali dalle melodie cantabili, cinque degli undici in scaletta firmati dal leader, c’è una musica d’insieme che “respira” a pieni polmoni di interplay telepatico, tra frangenti ipnotici, dove gli equilibri sembrano reggersi su sottilissimi fili di note, a piene saturazioni di suono. La traccia che dà il titolo all’album è posta in chiusura di programma e porta al suo interno – oltre a un elegiaco solo di Peacock – l’essenza estetica di questo piano trio, fatta di diffusao relax e lievi tensioni formali.

mercoledì 4 ottobre 2017

Björn Meyer: “Provenance” [ECM, 2017]

Abituato a solcare sonorità trasversali e lontane da canoni di immediatezza stilistica, Björn Meyer (tra gli altri con Asita Hamidi, Ronin e Johan Hedin) realizza un album di basso solo registrato presso l’Auditorio Stelio Molo RSI di Lugano. Un luogo che Meyer definisce come parte integrante della sua prospettiva sonora, in quanto, come leggiamo in una nota stampa, «[…] La mia musica è fortemente influenzata dalle proprietà dei luoghi dove è suonata. I diversi modi in cui le acustiche influenzano le mie composizioni e improvvisazioni sono sempre state fonti di sorpresa e ispirazione».Ne deriva un lavoro dal profondo scavo espressivo, costruito su equilibri esili quanto robusti, sui quali Meyer trova modo di costruire melodie cantabili, temi “trasparenti”, piccoli quadri sonori che si ripetono e si sovrappongono con un raro senso della misura.

martedì 3 ottobre 2017

Young Jazz Festival 2017 “Alterazioni” 13/a edizione – Foligno (5-8 ottobre 2017)





Comunicato Stampa



Young Jazz Festival 2017, a Foligno la musica è soprattutto un’esperienza inclusiva. Concerti, spettacoli, mostre e degustazioni “alterati” con alcuni tra i più giovani e talentuosi jazzisti italiani: Manlio Maresca, Gabriele Evangelista, Cristiano Calcagnile, Marcello Giannini,Ludovica Manzo, Francesco Bearzatti, Daniele Di Bonaventura,Zeno De Rossi, Bernardo Guerra, Joe Barbieri. Spazio ancora a ‘Jazz community’ con un concerto anche per non udenti e non vedentioltre al materiale cartaceo del festival stampato anche in braille. Direzione artistica di Giovanni Guidi e patrocinio di Umbria Jazz per il nono anno consecutivo.

Il programma completo al sito ufficiale del festival.

Donny McCaslin: Tour europeo del 16 ottobre

Parte il 16 ottobre il nuovo tour europeo di Donny McCaslin, per l'occasione a capo di un gruppo nel quale ruoteranno: Jason Lindner (tastiere), Tim Lefebvre (basso elettrico), Mark Guiliana (batteria), Zach Danziger (batteria), Jonathan Maron (basso elettrico), Arthur Hnatek (batteria), Jeff Taylor (voce). Unica data in Italia a Milano, Teatro dell'Arte, il 7 novembre.


lunedì 2 ottobre 2017

Riccardo Fassi Tankio Band: “Meets Fabio Morgera” [AlfaMusic, 2016]

Come il titolo lascia intendere, in questo nuovo episodio discografico targato AlfaMusic la Tankio Band di Riccardo Fassi incontra Fabio Morgera, per un lavoro che il trombettista cura sia sotto l’aspetto autorale dei sette brani in scaletta, alcune scritti per l’occasione, sia per ciò che concerne gli arrangiamenti dell’ensemble composto da dodici elementi. Morgera mette in atto la collaudata prassi della conduction - studiata con “Butch” Morris e affinata con il lavoro svolto con la sua Natural Revolution Orchestra - per dare forma e imprevedibilità a un repertorio che coniuga tradizione e contemporaneità, espressa sotto la forma dell’ampia e diversificata struttura timbrica, dove oltre ai molti fiati intervengono anche vibrafono, Rhodes piano e tastiere. Strumenti che Fassi utilizza sia in funzione della tessitura ritmica sia come “voci” soliste alternative, e che proiettano l’immaginario d’ascolto, inevitabilmente, verso gli anni Settanta e dalle parti di Frank Zappa, più volte indagate dalla Tankio Band. Scorrendo i titoli si rintraccia anche una presa di posizione culturale e sociale, per una rivendicazione che sottolinea l’inutilità delle attuali disuguaglianze.

sabato 30 settembre 2017

Roberto Ottaviano QuarkTet: “Sideralis” [Dodicilune, 2017]

Il sassofonista Roberto Ottaviano firma le dieci tracce del suo nuovo album “Sideralis”, nel quale è affiancato da Alexander Hawkins al pianoforte, Michael Formareck al contrabbasso e Gerry Hemingway alla batteria. Come apprendiamo dalle note di copertina l’album è dedicato alla memoria di John Coltrane, a cinquant’anni dalla sua morte, e «[…] All’infinità della sua ricerca che genera ancora luce». La musica che si ascolta porta nel proprio centro espressivo una costante sensazione di ricerca, di forme e modi, capace di travalicare con destrezza etichette di genere e immediati punti di riferimento. C’è dello sperimentalismo, ma sempre coerente a un’estetica d’insieme che non manca di aderire a temi cantabili, costruiti con melodie che sanno essere, all’occorrenza, anche morbide e dilatate, come in Planet John Lee Hooker. I titoli di alcuni brani fanno riferimento a varie fonti d’ispirazione, come Ellingtonia, e l’intero progetto ruota attorno all’idea di viaggio in uno spazio immaginario.

                                      

Sofia Trio: “Sofia” [Dodicilune, 2017]

Il Sofia Trio nasce nel 2015 da un’iniziativa del chitarrista Mario Meloni e del batterista Luca Deriu, che trovano nell’incontro con il contrabbassista Fabrizio Fogagnolo il loro ideale punto di equilibrio artistico. L’album presenta nove tracce, tutte originali, dove la formazione, muovendosi nella classica ambientazione del jazz trio con chitarra elettrica, sposta il proprio baricentro espressivo da situazioni pensose, quasi contemplative, ad altre dove emerge l’anima elettrica che ne determina la principale caratteristica, dovuta, soprattutto, alla cifra timbrica di Meloni. Tra le note di copertina leggiamo citazioni di Frank Zappa e Igor Stravinskij – probabili fonti d’ispirazione del trio - e il perché della scelta del nome Sofia che, oltre a essere il nome della figlia di Luca Deriu, richiama significati dal greco antico come “sapienza” e “conoscenza”. La conclusiva Sulle rive del Trasimeno vede protagonista l’ospite Battista Giordano alla chitarra classica.

                                        

venerdì 29 settembre 2017

Francesco Caligiuri: “Olimpo” [Dodicilune, 2017]

Per il suo lavoro in solo Francesco Caligiuri, classe 1991, utilizza sassofono soprano, baritono, clarinetto basso, flauto e sintetizzatori. Edito dalla salentina Dodicilune “Olimpo” presenta una scaletta di nove brani originali, ognuno dei quali fa riferimento a figure della mitologia greca, come indicato dai titoli dei brani, vedi Zeus, Ares o Poseidone. Attraverso strati di sovraincisione Caligiuri realizza un’ambientazione sonora che spazia da situazioni introspettive e pensose a passaggi cantabili, da momenti essenziali ad altri articolati e complessi. La parte elettronica del suo pensiero musicale gioca un ruolo importante, soprattutto riguardo i contorni ritmici del contesto, e nella nota di copertina è Michel Godard a ribadire il peculiare concetto estetico racchiuso in questo lavoro definendolo come «[…] A blend of strong mediterranean melodies with the powerful viking spirit».

giovedì 28 settembre 2017

Simona Premazzi: “Outspoken” [Autoproduzione, 2017]

Per il suo nuovo album “Outspoken” (Autoproduzione, 2017) la pianista e compositrice Simona Premazzi, da diversi anni di stanza a New York City, presenta una band di all star, con Dayna Stephens ai sassofoni, Joe Martin al contrabbasso e Nasheet Waits alla batteria, alla quale si aggiungono i contributi della vocalist Sara Serpa e di Jeremy Pelt alla tromba, che ha curato la produzione artistica dell’album
 
●New York è un fiume 
Presentato la scorsa estate all’Italian Cultural Institute e allo Smalls Club di New York, “Outspoken” è il nuovo lavoro in studio di Simona Premazzi, la pianista e compositrice che da diversi anni opera nella scena jazzistica della Grande Mela e che pubblico e critica hanno già apprezzato nei sui tre precedenti lavori come leader. Raggiunta per l’occasione, la pianista ci ha raccontato le motivazioni che continuano a tenerla ancorata alla sua scelta di vita e artistica fatta nel 2004: «New York non smette di stupire, la scena continua a essere stimolante, amici e colleghi sviluppano nuovi progetti, si è in continua evoluzione, il livello di competenza musicale rimane sempre al top, e tra le nuove leve arriva sempre qualche sorprendente meraviglia. New York è un fiume, in continuo movimento, dove il vecchio e il nuovo coesistono con rispetto e armonia». Nel frattempo Premazzi si è mossa per organizzare nuovi progetti e band, come il quartetto protagonista di questa incisione: «Outspoken è il nome del mio progetto degli ultimi anni, il nome della band. La collaborazione con Dayna (Stephens, NdR) è iniziata quando mi trasferii a New York. Dayna sembra quasi riesca a leggermi il pensiero, dà vita alle mie composizioni, le trasforma in quadri di colori sempre diversi. Joe Martin al basso e Nasheet Waits alla batteria sono musicisti eccezionali, solidi, lirici, attenti, dalla singolare creatività. Questo per me è un dream team, una band da sogno!». 

●Dediche, ospiti e poemi
Un sogno che si concretizza in dieci tracce, tutte autografate dalla leader fatta eccezione per l’evergreen Lush Life di Billy Strayhorn, rivista in pianoforte solo, e per Blakonian Groove di Dayna Stephens. Simona Premazzi dedica un brano ad Andrew Hill, Up On A. Hill, mentre Later Ago è pensata per omaggiare la figura di Ornette Coleman, e ci racconta come ha coinvolto nel progetto anche altre figure artistiche: «Per la prima volta ho deciso di avere un produttore in regia, Jeremy Pelt, che è ospite su Peltlude, un brano che ho scritto dedicandolo a lui. Avendo suonato nei suoi gruppi ho sviluppato fiducia nel suo modo di pensare musica e la sua conoscenza del jazz è sorprendentemente enciclopedica, il suo ruolo durante la registrazione è stato fondamentale. L’altro ospite è Sara Serpa, fantastica vocalist. Quando ho composto It Is Here ho pensato subito al suono della sua voce, pulita ed eterea, perfetta per questo brano». Nella traccia citata Sara Serpa si produce su parole del poeta Harold Pinter, allargando lo spettro espressivo di un lavoro che muove con estrema destrezza tra tradizione e contemporaneità. 

●Necessità di esprimersi 
Con questo lavoro Simona Premazzi conferma la decisa intenzione di continuare il suo percorso artistico, crescere e migliorare sia come essere umano sia come musicista e compositrice. Del resto con “Outspoken” il suo obiettivo si è fatto più concreto e aderente a una realtà pregna di significati, che travalica anche l’essenza specifica della musica e coinvolge aspetti e asperità sociali non ancora limate, come lei stessa ci ha illustrato: «Il titolo del lavoro fa riferimento alla necessità di esprimere se stessi in tutto e per tutto, sconfinare dalla nostra comfort zone, andare oltre, senza paura. Inoltre, come donna è importante impegnarsi a “essere ascoltate” in una cultura che non necessariamente si aspetta che le voci femminili risuonino sullo stesso piano di quelle maschili». Parole che racchiudono un profondo senso di consapevolezza, e che in musica si traducono in passaggi in solo, movimenti d’insieme, tra melodie cantabili e situazioni di contrazione.