sabato 25 febbraio 2017

Domenico Cartago: “Chromos” [Auand, 2017]

Prodotto dalla Auand di Marco Valente, “Chromos” è l’album dove il pianista Domenico Cartago mette in fila sette brani originali insieme al suo trio completato da Giorgio Vendola al contrabbasso e Pippo D’Ambrosio alla batteria. Si tratta di brani dal profondo scavo melodico, sempre cantabile, nei quali Cartago mette a reagire un ampio catalogo di timbri, “colori”, suggestioni ed equilibri, per dare luogo a spazi sonori che sanno essere sia suggestivi e pensosi, sia ritmicamente trascinanti. In Gamma, il cui breve testo riportato nel booklet ben identifica le intenzioni dell’intero lavoro, possiamo apprezzare la voce dell’ospite Elisabetta Pasquale.

venerdì 24 febbraio 2017

Giulio Stermieri: “Stopping” [Auand, 2017]

Si completa con Giacomo Marzi al contrabbasso e Andrea Burani alla batteria il trio che il pianista Giulio Stermieri organizza per “Stopping”, il lavoro che lo vede protagonista di una scaletta composta da sette rivisitazioni. Al centro del suo discorso pianistico troviamo la figura di Paul Bley, omaggiata in tre passaggi, al fianco della quale si rintracciano tributi ad altri grandi del passato, come Paul Motian, Thelonious Monk, Cole Porter e Ornette Coleman. Stermieri riesce però a rendere il programma in maniera personale, grazie a un amalgama sonoro che sposta l’esperienza d’ascolto lontano dalle consuetudini e dalle riletture fini a sé stesse. Ne è esempio lampante Ida Lupino, brano che trova la propria soluzione melodica solo nel finale dopo una lunga esposizione di Stermieri, angolare e introspettiva.

giovedì 23 febbraio 2017

Federico Bonifazi Quartet: “You’ll See” [SteepleChase Productions, 2017]

Per dare forma alla scaletta di “You’ll See” il pianista Federico Bonifazi organizza un quartetto di valore assoluto, che prevede Eric Alexander al sassofono tenore, John Webber al contrabbasso e Jimmy Cobb alla batteria. L’album è il risultato di un’intensa attività in terra newyorkese che Bonifazi ha intrapreso dal 2014, momento in cui ha deciso di mettersi in gioco suonando e confrontandosi con alcuni tra i musicisti di jazz più importanti al mondo. Il lavoro evidenzia la grande caparbietà di Bonifazi, capace di addentrarsi in un moderno mainstream che prevede sia passaggi ballad, come nel rifacimento del brano di Luigi Tenco Vedrai vedrai, sia situazioni dalla maggiore concitazione ritmica. Nel pianismo del leader entrano anche elementi di musica classica, e una certa dose di imprevedibilità espressiva, che lo porta in spazi sonori che richiamano le tipiche atmosfere di un’intensa e ispirata jam session.

mercoledì 22 febbraio 2017

Rosario Bonaccorso: “A Beautiful Story” [Via Veneto Jazz / Jando Music, 2017]

“A Beautiful Story” segue nella discografia da leader di Rosario Bonaccorso il precedente “Viaggiando”, del 2015, e per l’occasione il contrabbassista e compositore organizza un quartetto che sa unire duttilità formale e grande forza espressiva, completato da Enrico Zanisi al pianoforte, Alessandro Paternesi alla batteria e Dino Rubino al flicorno. È a quest’ultimo che Bonaccorso affida spesso l’esposizione tematica dei brani in programma, dodici per la precisione, tutti originali e ispirati da esperienze di vita, dagli anni che passano e dai sentimenti come l’amore e l’amicizia. Intenzioni tradotte in musica da melodie cantabili, atmosfere misurate e dalla costante eleganza formale, ottenuta attraverso un movimento d’insieme che rimanda sempre un’idea di raffinatezza e unione d’intenti.

martedì 21 febbraio 2017

Brotherhof feat. Stefano Onorati: “Brotherhof” [Jazz Engine Records, 2016]

Troviamo il Fender Rhodes di Stefano Onorati in due dei degli otto brani della scaletta proposta dai Brotherhof, il quartetto composto dal sassofonista Mattia Dalla Pozza, dal trombettista Antonello Del Sordo, dal bassista Luca Grani e dal batterista Giovanni Minguzzi. Il loro è un sound molto personale, fatto di continue interazioni d’insieme, timbricamente vario e “aumentato” anche da inserti elettronici ed effetti strumentali. Le forme dei brani seguono spesso degli sviluppi inattesi, come se si trattasse di jam estemporanee ispirate da visioni e figure provenienti da diversi background. Anche gli interventi in solo mantengono una certa coerenza con l’estetica d’insieme, caratterizzata, per sommi capi, da un jazz rock che potrebbe richiamare in mente Frank Zappa e derivati. In scaletta, oltre agli originali, troviamo anche In A Sentimental Mood di Duke Ellington, Aerei di carta di Marco Tamburini, e Bocca di rosa di Fabrizio De André, a testimoniare un’ampia veduta anche nelle scelte di repertorio.