giovedì 22 giugno 2017

XY Quartet: “Orbite” [nusica.org, 2017]

È uscito lo scorso 12 aprile “Orbite”, il terzo lavoro del XY Quartet, in occasione della “Giornata internazionale del volo umano nello spazio”, istituita dall’Unesco per ricordare il cosmonauta Yuri Gagarin che il 12 aprile del 1961 fu il primo uomo a orbitare intorno alla Terra. Questo perché si tratta di un lavoro concettuale, che il quartetto sviluppa in otto brani originali dedicati agli esploratori dello spazio, come Malcolm Carpenter o Vladimir Komarov. I primi piani espressivi sono spesso a favore del sassofono alto di Nicola Fazzini, che non manca di dialogare con gli altri interpreti, soprattutto con il vibrafono di Saverio Tasca, decisivo nel rimandare alle suggestioni “spaziali”, con suoni staccati che sembrano fluttuare privi di attrazione timbrica. Luca Colussi alla batteria e Alessandro Fedrigo al basso chiudono il cerchio attorno a una musica che sa essere ipnotica e coinvolgente, quanto cantabile e formalmente imprevedibile.

Angiolo Tarocchi Jazz Orchestra: “Unwired” [JCH Productions, 2017]

Attiva dal 2015 l’Orchestra diretta da Angiolo Tarocchi arriva alla sua prima incisione con l’album “Unwired”, nel quale troviamo cinque brani arrangiati dal bandleader, che ne autografa tre in prima persona. Il largo ensemble dà luogo a una musica in stabile equilibrio tra la grande tradizione orchestrale del jazz e un approccio contemporaneo che prevede ampie aperture timbriche, e la partecipazione al progetto di musicisti provenienti da diversi contesti stilistici, come avanguardia e rock, vedi tra i tanti Alberto N. A. Turra, Cristiano Calcagnile e Daniele Cavallanti, già con Tarocchi nel progetto Jazz Chromatic Ensemble. Un amalgama di sicuro impatto, che incuriosisce per le soluzioni formali applicate e che sa esprimere un’idea di suono con una certa dose di sperimentalità e slegata dalle consuetudini.

lunedì 19 giugno 2017

Oregon: “Lantern” [CAM Jazz, 2017]

A completare la line up composta da Ralph Towner alla chitarra classica, pianoforte e synth, Mark Walker alla batteria e Paul McCandless ai fiati, in questo trentesimo album della discografia degli Oregon troviamo al contrabbasso Paolino Dalla Porta, già con la storica band in alcuni tour precedenti. La scaletta di “Lantern” si compone di dieci tracce originali, nella quali si intrecciano diverse matrici espressive: temi dalle melodie cantabili sviluppate tra chitarra e fiati; passaggi dal piglio ritmico ed estetico di maggiore impatto ottenuti con dense interazioni d’insieme; momenti misurati, prossimi alla riflessione che danno la giusta alternanza a un programma mai fermo su sé stesso. L’album è stato registrato nel novembre 2016 presso i Bauer Studios di Ludwigsburg, con la produzione artistica di Ermanno Basso.

lunedì 12 giugno 2017

Oyster: “OY” [Piccola Orchestra Records, 2017]

Si basa perlopiù sulle composizioni originali del sassofonista Matteo Cuzzolin la cifra espressiva degli Oyster, quartetto completato Demetrio Bonvecchio al trombone, Marco Stagni al contrabbasso e Filip Milenkovic alla batteria. Il loro “OY” presenta nove brani caratterizzati da azzeccati abbinamenti timbrici, dai dialoghi e dalle alternanze di primo piano tra tenore e trombone, da linee melodiche cantabili e movimenti d’insieme densi e ben amalgamati. I soli di Cuzzolin risultano sempre lirici, funzionali all’estetica di gruppo, sia nei passaggi lineari e dal maggiore impatto ritmico sia in quelli dove le trame si fanno meno immediate, introspettive.

venerdì 9 giugno 2017

Gabriele Coen: “Sephirot. Kabbalah In Music” [Parco della Musica Records, 2017]

Ispirato dalla simbologia dell’albero della vita secondo la Kabbalah, Gabriele Coen realizza il suo primo lavoro per la Parco della Musica Records organizzando un sestetto dalle forti connotazioni elettriche, completato da Lutte Berg alla chitarra, Pietro Lussu all’Hammond e Fender Rhodes, Marco Loddo al basso, Luca Caponi alla batteria e Pierpaolo Bisogno alle percussioni. Il clarinettista, sassofonista e compositore dà forma a una scaletta di soli originali caratterizzati da diversi elementi estetici ed espressivi: melodie cantabili, strutture ritmiche flessibili e tensioni strumentali tra parti elettriche e acustiche. Ne deriva un insieme multiforme, che sfugge a un immediato incasellamento di genere, dove si incappa nel jazz elettrico di Davis, nelle derive rock, nel klezmer, e dove i diversi accostamenti timbrici generano situazioni mai prevedibili.

giovedì 8 giugno 2017

Fatjeta & Guralumi Jazz Band: “Lule borë” [Unit Records, 2017]

C’è la voce di Fatjeta Barbullushi al centro delle trame espressive dell’album che la cantante firma insieme al quartetto capitanato dal pianista Gjon Guralumi. “Lule borë” è un progetto che è stato messo a punto in quasi due anni di lavoro, e nel quale troviamo dieci canzoni provenienti dal songbook tradizionale albanese, riviste e arrangiate in chiave jazz. Si tratta dunque di un omaggio a un repertorio poco conosciuto dal grande pubblico, che Guralumi propone servendosi della ritmica composta dal bassista Tiziano Tomasetti e da Colin Gauthier alla batteria, e utilizzando il clarinetto di Damian Converst come “voce” alternativa a quella di Fatjeta. Le melodie dei brani sono cantabili, e la scaletta alterna passaggi rigorosi e misurati ad altri dove affiora dello swing, in un contesto d’insieme dai peculiari tratti somatici.

martedì 30 maggio 2017

Giovanni Falzone Quintet: “Pianeti affini” [CAM Jazz, 2017]

Per il suo nuovo album “Pianeti affini”, edito dalla CAM Jazz di Ermanno Basso, Giovanni Falzone organizza un quintetto dalla particolare cubatura timbrica con Filippo Vignato al trombone, Fausto Beccalossi alla fisarmonica, Giulio Corini al basso e Alessandro Rossi alla batteria. La tromba del leader rimane centrale nelle dinamiche degli otto brani in scaletta, tutti autografi, senza però mai invadere eccessivamente gli spazi espressivi, in un contesto formale costruito attorno all'alternanza tra interazioni d’insieme e parti soliste. I temi ibridano diverse influenze, per una musica dal profondo scavo melodico ottenuto attraverso la dilatazione dei tempi e degli incastri estetici, tra tradizione hard bop, contemporanea e rimandi blues. All’interno del booklet troviamo la riproduzione di un dipinto di Giovanni Falzone dallo stesso titolo dell’album.

lunedì 29 maggio 2017

Zoe Pia: “Shardana” [Caligola Records, 2017]

La clarinettista e compositrice Zoe Pia organizza un quartetto completato da Roberto De Nittis al pianoforte, Fender Rhodes e tastiere, Sebastian Mannutza alla batteria e violino e Glauco Benedetti al basso tuba, per dare forma ai nove brani di “Shardana”, l’album attraverso il quale mette a reagire musica sarda e jazz in senso stretto, tradizione e contemporaneità espressiva. A risaltare sono gli accostamenti timbrici del quartetto, dove intervengono anche altri “colori” come il toy piano e soprattutto le suggestive launeddas, l’antico strumento a fiato sardo, in un insieme che Zoe Pia ha pensato servendosi anche di voci registrate di canti provenienti da feste popolari e soundscape di varia natura. Brani originali, la rivisitazione di Camineras di Andrea Parodi e tradizionali vanno a comporre un mosaico musicale suggestivo, ottenuto con un attento e approfondito studio della musica sarda, approcciato con un piglio sperimentale e contemporaneo. Le note di copertina sono firmate da Paolo Fresu.

martedì 23 maggio 2017

Michela Lombardi: “Live To Tell” [Dot Time Records, 2017]

Troviamo Don Byron (clarinetto) e Steven Bernstein (tromba) come musicisti ospiti del nuovo lavoro firmato dalla cantante Michela Lombardi, al fianco della quale completano la line up Riccardo Fassi (tastiere), Luca Pirozzi (basso) e Alessandro Marzi (batteria). “Live To Tell”, edito dall’etichetta americana Dot Time Records, contiene brani provenienti dal repertorio dell’icona pop Madonna, e che ne indagano il percorso in maniera trasversale, da Into The Groove a Frozen. La Lombardi interpreta i temi con la consueta duttilità espressiva, riversando la propria personalità vocale nei brani senza snaturarne il senso estetico, ma restituendo un ascolto inedito di melodie molto conosciute, come quelle de La Isla bonita o Material Girl. Tra i passaggi più convincenti segnaliamo Holiday, la pop song vestita, con misura e buon gusto, da jazz standard.

lunedì 22 maggio 2017

TriⱯpology (Vincenzo Saetta – Michele Penta – Ernesto Bolognini): “Rockinnerage” [Tǔk Music, 2017]

C’è la voce ospite di Serena Brancale in una delle otto trace del lavoro firmato dal trio composto da Vincenzo Saetta (alto ed elettronica), Michele Penta (chitarra elettrica ed elettronica) ed Ernesto bolognini (batteria). Si tratta delle rivisitazione di Whole Lotta Love dei Led Zeppelin, traccia innestata in un repertorio che indaga classici del rock, da David Bowie ai Nirvana, con modo personale da parte del trio, che oltre alle sonorità acustiche mette a reagire anche loop station e suoni sintetici. Ne deriva un suono personale, che non tradisce le matrici originali dei brani, ma ne reinterpreta piglio ed estetica. In copertina “Ende neu” di Vincenzo Vins Grosso.

giovedì 18 maggio 2017

Dock in Absolute: “Dock In Absolute” [CAM Jazz, 2017]

I Dock in Absolute sono un trio lussemburghese composto dal pianista Jean-Philippe Koch, da David Kintziger al basso elettrico e Michel Meis alla batteria, e il loro omonimo album d’esordio fa parte della serie Presents della CAM Jazz, la serie attraverso la quale l’etichetta del produttore Ermanno Basso presenta giovani e interessanti realtà. La scaletta si compone di tredici tracce originali, perlopiù firmate da Koch, il cui suono di pianoforte si rivela come vertice espressivo dell’intero lavoro. Il trio sa muoversi in diverse ambientazioni stilistiche, dai tratti esili e introspettivi di Inconscious Game ai passaggi dalla maggiore forza ritmica e formale, come la successiva Chase. Nella musica dei Dock in Absolute si rintraccia un’estetica costruita con approcci mai prevedibili, tra ripetizioni ostinate, melodie cantabili e spigoli d’improvvisazione.

venerdì 12 maggio 2017

Claudio Piselli: “Now” [Dodicilune, 2017]

Fatta eccezione per Giant Step di John Coltrane, la scaletta di “Now” si compone di soli originali firmati dal batterista e vibrafonista Claudio Piselli, leader di una formazione che prevede Giuseppe Talone al contrabbasso, Marco Guidotti al sassofono baritono e Daniele Siscaro al synth guitar nell’iniziale Go, brano dall’impronta jazz fusion dove Talone utilizza il basso elettrico. I temi dei brani proposti evidenziano melodie cantabili, e trovano la loro valenza estetica in particolar modo grazie agli abbinamenti timbrici tra sassofono e vibrafono, su intelaiature ritmiche flessibili, che piegano il mood verso passaggi languidi, come nella title track, o più “colorati” e variabili, come in Tiramisù.

mercoledì 10 maggio 2017

Antonella Chionna meets Pat Battstone: “Rylesonable” [Dodicilune, 2017]

Troviamo il contrabbassista Kit Demos e il vibrafonista Richard Poole al fianco del duo protagonista di questa incisione targata Dodicilune, composto dalla cantante Antonella Chionna e da Pat Battstone al pianoforte e Fender Rhodes. “Rylesonable” è un album nato durante un tour statunitense della Chionna, nella primavera del 2016, dove improvvisazione, avanguardia e minimalismo convergono in un’unica e particolare estetica. Il quartetto esprime le proprie caratteristiche attraverso celebri standard, vedi Sophisticated Lady, e brani che vedono l’interazione tra i musicisti. Le atmosfere sono spesso misurate, e lo scavo espressivo è ottenuto grazie a un attento bilanciamento dei timbri e lievi sovrapposizioni. In alcuni passaggi Demos interviene con i suoni sintetici dei synth, non snaturando le modalità d’insieme, ma ampliandone la cifra dinamica.

martedì 9 maggio 2017

McCandless / Taylor / Balducci / Rabbia: “Evansiana” [Dodicilune, 2017]

Realizzato poco tempo prima della scomparsa di John Taylor, nel luglio 2015, è l’album con i quale il quartetto completato da Michele Rabbia alla batteria, Pierluigi Balducci al basso elettrico e Paul McCandless al soprano, oboe e clarinetto basso in alcuni frangenti, rende omaggio alla figura di Bill Evans. In scaletta troviamo dieci brani, tra originali del pianista e celebri standard del suo repertorio, come Blue In Green, rivisti e piegati verso una propria estetica dai protagonisti della registrazione. Particolare è l’impasto timbrico proposto, tra sonorità elettriche di base e le esposizioni tematiche acustiche di sassofono e pianoforte, e peculiare è il mood che si avverte per l’intera durata dell’album, tra melodie cantabili, passaggi misurati e momenti di estrema essenzialità, come nell’apertura di Turn Out The Stars. Un’occasione per apprezzare e ricordare due grandi figure del pianismo jazz, legate da un raccordo estetico, come Evans e Taylor. La pianta raffigurata di copertina è la Begonia evansiana, dalle foglie a forma di cuore che ama la mezz’ombra.

lunedì 8 maggio 2017

Manuel Magrini: “Unexpected” [Encore Jazz, 2017]

Registrato nel giugno 2015, presso gli studi della Casa del Jazz di Roma, “Unexpected” è l’album d’esordio del pianista Manuel Magrini, che per l’occasione sceglie la forma diretta e “rischiosa” del lavoro in solo. La scaletta si snoda attraverso varie fasi espressive: ci sono le personali rivisitazioni di brani celebri, come In Walked Bud posta in apertura di set; c’è l’improvvisazione libera, che trova un’estetica peculiare tra passaggi angolari e melodie cantabili; ci sono i temi autografi, che denunciano un background ampio e diversificato. Si tratta di album imprevisto, come lo stesso Magrini descrive nella nota di copertina, ma anche inatteso, negli sviluppi e nell’approccio, e sorprendente, per il controllo con il quale il pianista doma e plasma eventi sonori in un continuo divenire. L’artwork di copertina è curato da Emiliano Ponzi.

sabato 6 maggio 2017

Bottalico / Ciancaglini / Creni / Fumagalli: “Alter & Go” [Filibusta Records, 2017]

Roberto Bottalico al tenore, Pietro Ciancaglini al contrabbasso, Augusto Creni alla chitarra e Pietro Fumagalli alla batteria compongono il quartetto protagonista dell’album “Alter & Go”, edito da Filibusta Records. Dai dieci brani in programma, perlopiù originali scritti da Bottalico, emerge un’estetica hard bop, ovvero legata al jazz degli anni Cinquanta e Sessanta, rivista attraverso un personale approccio, fatto di interazione d’insieme e decisi slanci solisti. Non mancano gli spazi espressivi per ogni componente del quartetto, anche se le esposizioni tematiche sono quasi sempre tradotte dal sassofono di Bottalico, il quale trova della chitarra di Creni un ideale punto di dialogo e alternativa. Nell ultime due tracce è la tromba dell’ospite Tiziano Ruggeri a restituire una maggiore ampiezza timbrica e formale all’intero lavoro.

giovedì 4 maggio 2017

Claudio Jr De Rosa Jazz 4et: “Groovin’ Up!” [Incipit Records, 2017]

Il giovane sassofonista e compositore Claudio Jr. De Rosa, classe ’92, assembla un nuovo quartetto dal respiro internazionale, con Xavi Torres Vicente al pianoforte, Kimon Karoutzos al contrabbasso e Agustas Barons alla batteria, per dare forma al suo nuovo lavoro in studio, edito da Incipit Records, dal titolo “Groovin’ Up!”. La scaletta si compone di otto tracce originali scritte dal leader e dalla rivisitazione dello standard I Hear A Rhapsody, posto in chiusura di programma, che trovano nella cantabilità dei temi uno dei segni estetici di maggiore riconoscibilità. De Rosa si produce con eguale forza espressiva sia al tenore sia al soprano, in un insieme riferibile all’area stilistica del tradizionale hard-bop, piegato ora verso atteggiamenti ballad, vedi la traccia Closed Eyes dedicata alle vittime dell’attentato terroristico di Parigi nel novembre 2015, poi propenso a un approccio rapido come in Hard Influences. Da segnalare nella traccia Dear Brigitte la presenza al pianoforte dell’ospite Vivienne ChuLiao, che si produce in un solo intimo e dal profondo scavo espressivo.

mercoledì 3 maggio 2017

Luciano Caruso – Ivan Pilat – Fred Casadei – Stefano Giust: “Apnea” [Setola di Maiale, 2016]

Registrato in presa diretta presso Cantina Cenci di Tarzo, nel gennaio 2016, “Apnea” vede protagonisti Luciano Caruso al sassofono soprano curvo, Ivan Pilat al baritono, Fred Casadei al contrabbasso e Stefano Giust alla batteria. Si tratta di una sessione basata sull’improvvisazione d’insieme, dalla quale derivano cinque tracce dal profondo senso di libertà, dove ognuno dei musicisti coinvolti è chiamato al reciproco scambio d’idee, tra rimandi, contrappunti, dialoghi e tangenti soliste. Un’estetica free form – che in certi casi provoca grovigli sonori, in altri passaggi dal profilo più delineato - che conosce anche momenti leggibili, costruiti attraverso piccole citazioni, gruppi di note, astrattismi e forza espressiva.

martedì 2 maggio 2017

Alessandro Galati: “Wheeler Variations” [Something Cool, 2017]

Alessandro Galati realizza il suo personale tributo alla figura di Kenny Wheeler con un album che trae ispirazione dal modo di operare e di intendere la musica del trombettista, come lui stesso ci ha illustrato: «Tre anni fa è morto Kenny, e rifare dei sui brani mi sembrava poco interessante, un po’ insensato. Ho voluto fare un omaggio più interiore. Ho cercato di mettere in piedi una cosa che fosse vicina allo spirito delle composizioni di Kenny, che ho sempre amato. Un disco che avesse il suo metodo, che lo ereditasse. Lui era un musicista grandissimo e aveva sia poetica sia rigore compositivo. Il suo era un modo di operare figlio del Novecento, e tante sue cose hanno legami con la matematica, con geometrie da rispettare, a volte non manifeste, e con logiche cabalistiche». Al fianco del pianista troviamo la cantante Simona Severini, i sassofonisti Stefano “Cocco” Cantini e Stan Sulzmann, che fece a lungo parte dei progetti di Wheeler, il batterista Enzo Zirilli e Ares Tavolazzi al contrabbasso. Per l’occasione Galati ha scritto i testi di quattro canzoni, suonate dall’intero sestetto, dalle quali si ramificano le variazioni, ovvero sia delle improvvisazioni svolte con diverso organico che mantengono il mood della traccia dalla quale derivano, ma che prendono direzioni espressive inattese. Per la durata del lavoro si apprezza la misura delle forme, la cantabilità dei temi, e quell’alone di eleganza e classe che richiama la parabola artistica e umana di Kenny Wheeler.

sabato 29 aprile 2017

Federica Gennai – Filippo Cosentino: “Come Hell Or High Water” [Naked Tapes, 2017]

“Come Hell Or High Water” è il primo titolo dell'etichetta Naked Tapes, divisione della NAU Music Company, del produttore Giovanni Barone, il quale ci ha illustrato così l’intenzione di questa nuova iniziativa editoriale: «L’idea è quella di lavorare sull’essenziale, eliminando il superfluo, comprese le immagini. I CD sono confezionati in un sacchetto trasparente e sottovuoto, e questo enfatizza l’idea di essenzialità, oltre a contribuire a stimolare l’idea di un oggetto “altro” che non un CD». Protagonisti di questo album sono Federica Gennai, voce, kalimba ed elettronica, e Filippo Cosentino, chitarre ed elettronica. Gli accostamenti timbrici tra il canto e le corde suonate da Cosentino determinano un’estetica di insieme creativa e garbata, confidenziale e carica di espressività. I brani, nove originali firmati dal duo – con testi di Michela Lombardi - più le rivisitazioni di Footprints di Wayne Shorter e Avalance di Leonard Cohen, mostrano la sensibilità e la capacità di ascolto reciproco dei protagonisti. L’utilizzo dell’elettronica rimane in filigrana, e il tutto risuona equilibrato e curato nei dettagli.

venerdì 28 aprile 2017

Federico Casagrande: “Fast Forward” [CAM Jazz, 2017]

Si completa con Joe Sanders, al basso elettrico e contrabbasso, e Ziv Rvitz, alla batteria, il trio guidato da Federico Casagrande, il quale propone nel suo nuovo lavoro per Cam Jazz una scaletta di nove brani originali. “Fast Forward” è un album caratterizzato dalla cantabilità delle melodie, spesso messe in evidenza dal leader, e da sonorità che sanno muovere anche verso territori che chiamano in causa il rock e alcuni echi latin. Il pentagramma di Casagrande prevede sia passaggi rigorosi sia momenti di libertà espressiva, per un insieme cha sa sorprendere e coinvolgere grazie alla cifra inventiva del chitarrista e agli sviluppi formali intrapresi dal trio. In apertura e in chiusura di programma Casagrande preferisce lo strumento acustico a quello elettrico, come a voler dare un senso di compiutezza d’insieme.

giovedì 27 aprile 2017

Franco D’Andrea: “Traditions Today – Trio Music Vol. III” [Parco della Musica Records, 2017]

Franco D’Andrea si avvale della presenza di Daniele D’Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini al trombone per il terzo lavoro della serie dedicata al piano trio, gli album pubblicati dalla Parco della Musica Records che lo hanno visto protagonista nel primo volume con DJ Rocca e Andrea Ayassot e nel secondo con Aldo Mella e Zeno De Rossi. In questo nuovo episodio, in due CD, una sessione live e una in studio, il pianista lega in un’estetica più che mai personale sia la tradizione di grandi classici del repertorio jazz, vedi Basin Street Blues o King Porter Stomp, sia una visione d’insieme definibile come contemporanea, per approccio, varietà di soluzioni e modo d’intendere la materia sonora. Ne deriva una lavoro trasversale, per stile e forme, tra astrazioni e richiami bandistici, che denuncia la modernità di un musicista di statura assoluta, al fianco del quale D’Agaro e Ottolini si muovono con duttilità e perfettamente immersi nelle trame estetiche messe a reagire.

mercoledì 26 aprile 2017

Fabio Giachino: “North Clouds” [Tosky Records, 2017]

Si completa con Matthias Flemming Petri al contrabbasso e Espen Laub Von Lillienskjold alla batteria il trio capitanato da Fabio Giachino, pianista e compositore piemontese che in questa uscita discografica per la Tosky Records presenta, fatta eccezione per la traccia conclusiva Azalea di Duke Ellington, una scaletta di composizioni originali. Il titolo dell’album fa riferimento alle nuvole del cielo nordeuropeo, dal momento che il trio si è formato durante la residenza artistica di Giachino presso l’Ambasciata Italiana a Copenaghen, promossa da MIDJ, sostenuta da Jazzit Magazine e con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura. Anche le composizioni sono state ispirate dai luoghi visitati e dalle esperienze vissute da Giachino in Danimarca. Nell'insieme possiamo assistere a una decisa varietà di ambientazione stilistica, anche grazie alla presenza dei musicisti ospiti: Benjamin Koppel al sassofono, il quale conduce i temi con cantabilità e misura; Paolo Russo al bandoneon, che piega alcuni momenti verso il folklore del sudamerica. La nota di copertina è firmata da Paolo Fresu, che definisce il lavoro come «[…] un’opera di grande maturità e apertura stilistica».

martedì 25 aprile 2017

Michel Godard – Ihab Radwan: “Doux Désirs” [Dodicilune, 2017]

Quello composto da Michel Godard e Ihab Radwan è un duo che trova il suo significato estetico negli abbinamenti timbrici, prodotti attraverso l’utilizzo di strumenti tra loro distanti come l’oud, il serpentone, la tuba e il basso elettrico. Il loro “Doux Dèsirs” si compone di dodici tracce, ognuna delle quali porta al proprio interno sia un profondo scavo espressivo, sia una costruzione formale esile, ma robusta, basata sul reciproco ascolto e sul rimando d’idee. Le atmosfere sono ora pacate e introspettive, come nell’iniziale Su l’onda d’amore, una traccia dal fitto dialogo tra oud e serpentone, poi più elettriche e tese, per un insieme dove l’elastico temporale tra tradizione – in particolar modo riferita alle sonorità arabe - e modernità si dilata e si restringe di continuo. In Malato d’amore possiamo apprezzare la melodia prodotta dalla voce di Radwan.

sabato 22 aprile 2017

Enrico Pieranunzi: “Ménage à trois” [Bonsai Muisc, 2016]

Attraverso una nota stampa è lo stesso Enrico Pieranunzi a introdurci nel suo album “Ménage à trois”: «La mia vita musicale è stata fin dall’inizio una strana, meravigliosa esperienza in cui ho convissuto - e ancora felicemente convivo - con due bellissime “signore musicali”: la classica e il jazz, che in questo lavoro si sono incontrate e sono lieto che questo sia accaduto attraverso i miei arrangiamenti per trio». Al fianco del pianista troviamo Diego Imbert al contrabbasso e André Ceccarelli alla batteria, in una scaletta di undici brani che legano i repertori di alcuni autori classici, da Erik Satie a Claude Debussy, passaggi originali scritti da Pieranunzi, perlopiù omaggi a figure di riferimento, come Fauré, e rielaborazioni di celebri standard. L’elasticità e lo spirito d’insieme sviluppato dal trio determinano un’estetica misurata, ma mai ferma e prevedibile.